Una storia di violenza femmnile.
dalla rubrica lettere di paternita.info
Sono un giovane uomo, trentenne, ho deciso di scrivere questa lettera, una lettera che forse avrei dovuto scrivere molto tempo fa, ma certe cose erano nascoste e represse dentro di me e solo adesso mi rendo conto di ciò che ho subito e di quanto tutto questo ha pesato in modo distruttivo nella mia vita.
Lo scrivo per liberarmene e nella speranza che serva ad altri per aprirsi e vuotare il sacco.
I miei ricordi iniziano verso i 4-5 anni, genitori insieme.. si fa per dire, mio padre rappresentante non c'era mai se non il weekend per portarci in campagna, durante la settimana rimanevo con mia madre e con le mie sorelle molto più grandi di me (oltre 10 anni di differenza).
Mio padre negli weekend giocava a fare tarzan nella giungla ma non mi è mai stato vicino, parlato, chiesto come andavo a scuola. Mia madre invece è sempre stata una debole, per carattere e per comodo, in casa non educava, perciò spesso regnava l'anarchia.
Io pensavo che quella fosse una famiglia, poi da grande ho capito che era solo ipocrisia. Ho saputo che mio padre è sempre stato con donne e che mia madre ha sempre accettato la sua assenza senza opporre più di tanta resistenza.
Durante la settimana io andavo a dormire al posto di mio padre, mia madre mi faceva lo spogliarello davanti agli occhi e poi veniva a letto dove io mi raggomitolavo intorno al suo grande corpo. Mi sono reso conto dopo che in tutta l'infanzia e l'adolescenza sono stato usato come surrogato e sostituto di mio padre, invece di pretendere dal marito di fare il marito ha preso me che ero li inerme, era più facile.
Mia madre mi usava così, le mie sorelle-madri in altro modo: loro vivevano i postumi del '68 e come dicevo in casa mia regnava l'anarchia, persone, animali, gente strana, di tutto girava in casa ed io ero una specie di giocattolo di intrattenimento di quegli incontri particolari. Mi insegnavano a cantare le canzoni contro la borghesia ed il capitalismo (di cui però godevano a piene mani), il repertorio di Renato zero, Guccini, mi insegnavano a disprezzare chi non era comunista, ero una sorta di Mascotte.
Io non potetti che entrare nel ruolo di compagno di mia madre e idolo del mondo delle mie sorelle e dei loro ragazzi che a grappoli uno dopo l'altro, si succedevano.
Una cosa contraddistingueva quell'ambiente apparentemente euforico e festaiolo: la tristezza. Tutte le canzoni erano sempre tristi, terribili, drammatiche, si andava dai campi di concentramento alle donne e l'aborto, dai morti alcolizzati ai suicidi, fino a cose surreali che non capivo tipo autori indiani che parlavano di vite mistiche, di uso di droghe, conoscenza superiore, yoga e divinità, cose che in parte mi affascinavano perché misteriose.
Siamo ancora nell'infanzia ma già avevo ricevuto un danno grave di cui non mi rendevo conto: ero un adulto precoce, sapevo (cioè credevo di sapere) di politica, di giustizia, di dolore, parlavo come un adulto con grande compiacimento delle donne di casa e successivamente delle maestre alle elementari, ero il primo in classe ed in casa. Ovviamente ero un asociale, gli altri bambini in classe non esistevano, non legavo, non mi ci rivedevo, non ci trovavo grande appagamento; anche fuori idem, rare amicizie verso le quali tra l'altro ero molto possessivo e dominatore.
Stessa storia alle medie, con l'aggravante che in casa oltre alle canne iniziò a girare altro, la gente non entrava più dalle porte ma scappava dalle finestre mentre io facevo finta di dormire e nessuno mi spiegava niente: la droga fece grandi danni dentro la mia già finta famiglia, droga che continuò a farne per tutte le superiori, mentre intanto entravo nella pubertà completamente ignorato, mentre per un anno andai a scuola senza fare i compiti in classe (mi ero demoralizzato perché nel primo compito avevo preso la mia prima insufficienza di sempre, che stupidaggine dico ora!) senza che quasi nessuno se ne rendesse conto.
Mentre i miei temi erano sempre più complessi e profondi ma anche sempre più carichi di dolore, di tristezza, di voglia di fuggire da questo mondo, i professori mi davano otto e liquidavano il tutto con "è molto sensibile e riflessivo" io scrivevo storie e canzoni contro dio, contro la droga, contro il razzismo, contro il capitalismo, contro l'uomo.. quando incontrai le poesie di Leopardi abbracciai subito il suo pessimismo storico e poi quello cosmico.
Mio padre c'era sempre meno, le mie sorelle erano sempre più violente con i loro ragazzi, dalle loro bocche sottili e femminili uscivano offese terribili alla loro maschilità, al loro sesso, alle loro capacità intellettuali, uscivano parole vibrate con una cattiveria, rabbia ed odio che non avevo mai sentito prima. Li massacravano e poi curavano, li seducevano e poi li punivano, questo per anni e quando li avevano ammaestrati e distrutti.. li lasciavano.
E poco dopo arrivava un altro (che in realtà ho scoperto spesso c'era già) ed iniziava la solita esatta trama: le prime settimane di dolcezza, poi piccoli primi accenni, poi offese pesanti, testa di cazzo, non capisci una sega, fai schifo, non ti si rizza nemmeno, fai pena, sguardi di derisione, sguardi severi e questi omaccioni che inizialmente accusavano in silenzio, poi tentavano piccole repliche, poi si offendevano e magari andavano via per qualche giorno ma poi tornavano sapendo che ne avrebbero prese altre.. e così era, fino agli spintoni, alle umiliazioni pubbliche, loro, questi maschi erano disposti a tutto, sembravano come addestrati a subire qualsiasi cosa, si avviavano verso la loro morte, tutti uguali. Poi, avanti il prossimo da scannare.
Credo che non mi abbia fatto bene vivere tutta quella violenza delle mie sorelle oltre all'ipocrisia e l'assenza dei miei genitori.
Diventai maggiorenne e dopo poco i miei si separarono. Mio padre venne a dirmi che amava un'altra donna ma non ebbe il coraggio di dirmi che la conosceva e frequentava assiduamente sin da quando io ero un lattante. Le mie sorelle si arrabbiarono parecchio, ciò che ho sentito in quelle settimane è quanto di peggio abbia mai sentito dire da dei figli ad un padre in tutta la mia vita.
Per me cambiò poco, mio padre era già assente ed era già un uomo bancomat e continuò a fare questo. Lo vedevo una volta ogni tre mesi.
Intanto però mia madre era andata a stare in un'altra casa (ed anche le mie sorelle). Io rimasi solo. Buffo, oggi lo capisco perché è evidente: iniziai a stare meglio.
Ricordo che iniziai a provare un senso di benessere, di libertà, non c'era più quando tornavo a casa la faccia depressa e triste di mia madre, le disturbanti aggressioni e violenze verbali delle mie sorelle. Ebbi un auto usata da mio padre, una casa, la libertà! Iniziai ad organizzare qualche festa, a farmi estroverso, ebbi la mia prima ragazza! Ho un ricordo fantastico di quei tempi.
Piano piano la mia vita iniziava a girare meglio, avevo i primi gruppi liberi di amici (e non l'amicizia singola e possessiva), stavo bene, mi sentivo bene con questi amici perché tra noi non c'era la rivalità nessuno voleva primeggiare, un giorno a casa mia, un giorno a casa tua, la mia piccola woodstock mi fece sbocciare, iniziai a lavorare a girare il mondo, quel mondo che nei miei scritti sino ad allora appariva così cupo, ingiusto, capitalista, merdoso e triste ora era motivo di curiosità e volevo vederlo tutto, e dove andavo non trovavo queste bruttezze ma un sacco di cose belle, di altri ragazzi come me, dell'inglese che impari, delle scoperte incredibili.
Per alcuni anni la mia vita fu una perenne crescita, in realtà a quei tempi non avevo capito perché, pensavo fosse una cosa capitata così, un caso, l'età.. intanto la mia prima relazione sentimentale era finita da qualche mese.
Un giorno incontrai una donna.
Dopo alcune settimane di estremo piacere e tenerezza iniziarono a succedere delle cose strane. Questa persona lentamente iniziò a farmi pesanti critiche e insinuazioni. Ricordo che ci rimasi male, ricordo le prime volte come delle fitte al cuore inspiegabili. Iniziarono i primi litigi, all'inizio le tenevo testa, poi piano piano iniziai a subire senza rendermene conto. Mi seduceva, mi aggrediva, poi piangeva, mi puniva e mi premiava, mi lasciava e ritornava. Io ero sempre più disorientato sempre più scosso. La mia fresca e recente autostima era di nuovo sotto i piedi.
Come non mi ero accorto di essere uscito dalla violenza e dall'oppressione delle donne della mia famiglia non mi ero accorto che mese dopo mese ci ero rientrato.
In effetti questa donna e le donne della mia famiglia si trovarono al volo, sembravano più sorelle di lei che di me.. strano pensai.
Il resto della storia è prevedibile e lo riassumo: darò tutto a questa donna, amore, matrimonio, casa, soldi, figli. Mi succhierà fino all'osso per qualche anno e poi una volta a pezzi mi lascerà per un nuovo ragazzo ancora più giovane ed ingenuo, ma ricco, da spennare ed usare.
Da 6 anni sono in lotta con questa persona perché da 6 anni mi nega i figli ed ha fatto di tutto per farmeli vedere meno possibile oltre ovviamente ad impegnarsi per cercare di non farmi ricostruire una vita, familiare, economica; farmi fuori insomma.
In questi 6 anni ho scoperto che una delle mie sorelle si vedeva di nascosto con la mia ex. moglie e le rivelava informazioni personali che poi venivano usate contro di me, ma in generale da entrambe le mie sorelle (eppure hanno figli) non ho mai trovato solidarietà per il fatto di non poter vedere mia figlia, anche se non avevo fatto niente. Mia madre vedeva la reazione delle mie sorelle ma non faceva niente. Mio padre, tanto per cambiare era assente, e comunque oramai era diventato clone della sua nuova donna, in pratica sembrava di sentire parlare lei.
Ho scoperto in quegli anni una cosa orrenda che ancora oggi mi fa vomitare di disgusto e schifo se ci penso: in molte donne e tra molte donne esiste una specie di cordata subdola, una specie di accordo tacito e morboso, una unione che domina e prevarica qualsiasi altro tipo di rapporto.
E' come un rito d'altri tempi, come uno di quei patti turpi dei mafiosi dove si giura fedeltà eterna ad un progetto di morte come è ad esempio la camorra.
Per queste donne quindi non c'è altra unione che quella. Tutto il resto sarà finto, recitato, temporaneo. C'è solo un patto, solo un unione. Loro appartengono solo a quel patto femminile, ideologico, sono donne che non si affidano mai completamente al loro partner.
Ho notato che sono spesso donne che hanno avuto un rapporto morboso ed univoco con la madre, padre assente, rabbia e tristezza nel cuore, sete di vendetta. O sei con loro o sei contro di loro. Se un uomo si ribella a questo gioco dev'essere fatto fuori, rimosso. Io non avevo accettato i suoi tradimenti, di farmi da parte, dovevo essere punito, in tutte le maniere più terribili possibile. I figli non ne parliamo: sono cosa loro. Al diavolo il diritto a due genitori, o l'uguaglianza delle persone, che il figlio non senta mai due opinioni (quella del padre e della madre) potrebbe poi farsi la sua! Perciò meglio avere solo la mamma, sentire solo la sua campana dolciastra e cruenta, senza confronto, libertà di scelta e di espressione.
Non so come ma mia figlia sto riuscendo a salvarla.
Forse un giorno mi salverò anche io.
C'è un sito che, anche se in parte, rende un po' l'idea di cosa c'è nella testa delle donne
che appartengono a questa segreta cordata, dove se anche una di loro l'abbandona
(magari perché felice e innamorata) deve pentirsi o verrà esclusa e perseguitata per sempre fino ad essere schiacciata. Con noi o senza di noi, vale anche per loro. La cordata è ideologica, un'ideologia fatta di dolore compresso, inespresso, di falsità, pareti verniciate che nascondono mura fatte di sangue, vuoti e perversioni spaventose.
In una parola: distruzione.
( http://xoomer.alice.it/iodonna)
Mi auguro che raccontando questa storia molti uomini, che cercano non la vendetta ma la giustizia, non l'odio ma la verità, possano scoprire percorsi comuni, sofferenze trascorse magari accantonate, compresse, ma è importante tirarle fuori, parlare, condividere, perché la violenza non si può digerire, i brutti ricordi non si possono scordare, la violenza va tirata fuori, va mostrata, va condivisa ed elaborata per guarire veramente, bisogna portare alla luce le ferite per poterle curare davvero con gli strumenti più adatti perché un giorno diventino cicatrici visibili ma che non faranno più male non ci deprimeranno e opprimeranno più la vita come facevano prima dall'inconscio con le loro lunghe leve.
Ho scoperto provandolo sulla mia pelle che la violenza non ha sesso. Chiunque la da dev'essere limitato, punito. Chiunque la riceve dev'essere accolto, aiutato, curato. Se ci togliamo di dosso tutta la violenza che abbiamo ricevuto, non solo saremo certi di non darne noi al prossimo ma probabilmente tornerà il sorriso sul nostro volto e torneremo a vivere con quella pace e serenità che dentro di noi abbiamo sempre desiderato, pace e serenità che ogni persona su questa terra si merita.